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Anni 90: collari in caucciu, borse naj oleari e BULLISMO
In classe c’era un ragazzo di colore. L’ho capito più tardi che era di colore. Allora era solo un ragazzo e pure carino ed era un amico, di quelli un po’ sinceri e un po’ complici delle ragazzine del banco dietro.
Gli ero simpatica, ma a volte rideva sui disegnini che facevano Cretinetta&Stupidetta. Sghignazzavano e disegnavano uno scarabocchio che mi rappresentava dal titolo “vomito”. Non voglio infierire su quello che loro sono diventate e quella che sono io ora perché utilizzerei la loro stessa arma, quella del giudizio sommario.
Gilberto non era di colore, io non ero brutta. Poi qualcuno mi ha detto che Gilberto era di colore e che io ero brutta.
prima di Gomorra
A pieno titolo nella categoria “va-che-figa” era come avere la carta golden di Alitalia, la Golf Card, il free entry per il circolo canottieri e il pass per i concerti a San Siro. Mentre vado all’università un giorno sento un ragazzo che guardandomi il sedere decanta i seguenti versi “mamma mia bella che Tortano* che tieni! Ci manca solo l’uovo in mezzo”. Quanta poesia. (*Tortano: Torta salata a forma di ciambella).
In vacanza però succedeva che spesso i miei amici del posto, mi chiamassero “wè camorra!”. Mi chiarirono che Acerra era un paese di camorristi e che quindi lo ero anche io.
il monologo dell’illuminato
Laureata, bella, con l’ego che esplodeva nel reggiseno, solo l’ego perché altro non è cresciuto, mi trasferisco a Milano per lavoro.
Aeroporto di Orio al Serio. Il tassista sente il mio accento quando lo informo sulla destinazione. “Ma lei è del sud vero? Venite qui e rubate lavoro ad un povero Lombardo. Se avete bisogno noi possiamo pure darveli i soldi ma il problema è che se voi guadagnate 4 spendete 5. Siete voi che dovete cambiare ha capito?”.
Tremavo.
2015 (non 1800!)La premessa
“uh come siete pesanti però voi del sud! Io son di Genova e se mi dicono che ho il braccino corto mica mi offendo!. Voi appena vi dicono mafiosi subito vi offendete”. Prima di fare questa profonda analisi la persona si premura di farla anticipare da “Premetto che non sono razzista e ho molti amici meridionali”. Succede lo stesso con gli omosessuali, i neri, gli affetti dal sindrome di down e qualunque altra forma differente dal loro normale. PREMETTO CHE. Comunque non le ho risposto, elegante e calma come Carla Bruni che con la chitarra canta una nenia in francese “va te faire foutre”.
Wè Vesuvio!
Abbiamo la pelle fatta di olio e terra, commedia e tragedia al posto delle ossa, ma non siamo pagliacci né per istinto né per comando. Io mi sento europea perché mi piace il meticcio, il mischiato. E va bene se mi chiami “We’ Vesuvio” perchè è stato per me un compagno che vedeva tutto e non faceva mai la spia. Piuttosto se chiami tua figlia SIRIA spiegale che non si tratta solo del nome di un astro. Perché sapere aiuta a vedere. E ad accogliere.
Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale. Per cui chi deve offendersi, che lo faccia!

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Foto di copertina di Monica Leo (monicaleo76@gmail.com)

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