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“Ma non è violenza dai! Esagerata!”
“Scusa ma non ti picchia?” le ho risposto calma.
“Ma a volte, mica sempre. E poi lo fa solo perché è geloso, ma tu non puoi capire, sei un tipo pacato” sorrideva e sbatteva le palpebre maliziosa, come a compiacersi di un’ audacia di cui mi riteneva priva.
“E cioè, spiegati!” le ho risposto irritata.
Giocherellava con una ciocca di capelli “fa parte del rapporto, la passione che ti fa agitare, lui trema, tu tremi. Mi piace quando mi considera una cosa sua, mi prende, mi stropiccia. Sento di essere per lui l’unica cosa per cui valga la pena respirare e il sentirmi cosi, in suo possesso, mi rende potente” ha abbassato lo sguardo un istante “poi si a volte esagera e comincia a picchiarmi. Non mi piace, mi fa male. Ma so, io lo so lo sento, che lo fa perché mi ama”.
“Sai che quando gridi, si sente da casa mia? A volte capita che sono a letto a leggere un libro e ti sento urlare. E allora chiudo gli occhi e cerco di canticchiare un motivo per distrarmi. Invece la mia testa mi porta ai rumori dal soffitto e sento trascinare oggetti. Mi batte il cuore all’impazzata, mi agito, mi alzo dal letto e comincio a piangere come una deficiente mentre porto l’orecchio verso l’alto per capire se ancora parli. Se sei viva. Lui non parla mai. Si sente solo la tua voce. Imprechi, poi preghi, poi piangi. Quando sento un oggetto rompersi visualizzo la tua faccia insanguinata” la voce mi tremava ma continuavo a parlare veloce, senza prendere aria “Poi, cara Francesca sento bussare alla porta e sei tu. Ogni volta sei lì che non parli,non piangi. Ti avvicini e appoggi la testa sulla mia spalla e ti faccio entrare. E’ sempre così. L’ultima volta avevi mezza faccia viola, cazzo! “ la voce alla fine si era fatta incazzata.

Lei:“Ele io lo amo. Ieri mi ha portato a cena fuori, guardava solo me. Mi ha detto che è pronto a diventare padre? Credo che cominceremo a provarci da questo mese, sono così felice”
“Ferma ferma scusa? Oggi è Giovedì e appena Lunedì scorso io ti ho accompagnato in pronto soccorso te lo ricordi?” non credevo alle mie orecchie.
“Si, ma era per una cazzata di chat di whatsapp che lui ha frainteso” agitava la mano come per scacciare una mosca.
“Francesca ma minchia ti ha spaccato una costola!”
“Ele non l’ha fatto apposta. Voleva solo lanciarmi il cellulare, poi ha avuto un attimo di annebbiamento e ha afferrato la scopa, me ne sono accorta, una questione di secondi. Ho provato a fermarlo ma oramai aveva lo sguardo opaco. Succede così, se perdo quel secondo, allora so che non è più in sè. E’ così bello quando mi prende in braccio, mi accarezza mentre cucino e poi Ele, ma che vuoi capire? Tu non sai, non puoi capire. Quando siamo a letto siamo leoni che lottano, felini che si divorano, mi sento un pezzo di lui e lui un pezzo di me. Sa possedere nel senso più carnale del termine. E’ amore puro”

Sabato non mi andava di lavarmi i capelli, ero a casa a ciondolare quando bussano alla porta e toh, era il pezzo di merda. Lei era tra le sue braccia con la testa insanguinata.
“Non volevo farlo” ripeteva.
Gli ho chiesto di appoggiarla sul divano, lui l’ha lasciata lì ed è scappato via mordendosi una mano.
Francesca aveva perso sensi e non riuscivo a capire se aveva la testa rotta, non volevo scoprirlo perciò non le toccavo i capelli. Le accarezzavo la guancia lenta lenta, lo so che mi senti pensavo. Le parlavo attaccata al suo viso quasi a volerla svegliare con il mio respiro, per non farle male “Franci ci sono io ok? Domani usciamo, oggi andiamo in ospedale, va bene? Franci ti voglio bene, sei bellissima lo stesso. Amica ti dò un bacino eh? Mi senti franci? Che bella che sei.”

Oggi è lunedì.
Franci, visto? non vai a lavoro oggi. Ti trucca la tua amica, fai fare a me. Allora vediamo, un po’ di cipria, un leggero ombretto nocciola. Sta benissimo con i tuoi occhi, ma li terrai chiusi. E’ strano pensare che non li aprirai più. Non avrai più gli occhi aperti. Allora sai che faccio? Ti metto tanto mascara che con gli occhi chiusi sta bene, poi tanto rossetto come piace a te.
Ti ho sciacquato un po’ i capelli, non li ho lavati bene, ma il sangue non si vede più. Stanno bene davvero. Lo so che mi sorridi ma la bocca non si muove. Guarda che vestito ho scelto per te piccina! Quello nero con il pizzo che fa tanto vecchia Sicilia. Quando lo indossavi dicevi sempre che sentivi il profumo di limoni, brioche con la granita e sembrava che a Milano ci fosse il sole di Mondello. Ecco allora ho scelto questo.
Ti accarezzo un po’, così ti senti a casa. Ti dà fastidio?
Sento un caldo intenso al lato sinistro, chissà che non sia tu che sei qui a vedere come sto procedendo, volevi sempre avere tutto sotto controllo.
Io ti amo tanto amica mia. Quello non era amore puro. 

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