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Amo Pino Strabioli da molti anni. Lo amo in modo intimo, difficile che abbia confessato a qualcuno questa mia passione.

Sa chiedere con garbo, è l’amico di famiglia dei miti del cinema, del teatro e della TV. Quando li intervista, anzi quando ci chiacchiera in salotto, mi sembra di essere lì.

Pino Strabioli ha la forza di chi ha una sua luce, ma ne abbassa la potenza per mostrare quella degli altri. Come quando negli anni 70, mamma metteva un foulard sull’abat-jour.

Lui è il Piero Angela del teatro e del cinema. Che poi io sarei laureata in biologia, ma anche da studentessa, nonostante gli sforzi non riuscivo ad appassionarmi alle amebe del mar Morto e alla riproduzione dei trilobiti (esistono amebe nel mar morto?)

E quindi, negli anni 90, mi piazzavo davanti al televisore, convinta di provare interesse verso quei filmati infiniti in cui si seguiva il percorso dello squalo bianco verso la conquista dell’oceano.

Ma no. Continuavo a pensare nel mentre a come mettere i bigodini di mamma per farmi i capelli come Ornella Vanoni o a cosa avrebbe detto Mastroianni vedendomi inzuppata in una fontana di Acerra.

E alla fine arriva Pino. Prende una strada lunga, passa attraverso Paolo Limiti. Già perché anche Paolo Limiti mi ha raccontato tanto, attraverso la passione per le lunghe ciglia di Marilyn Monroe.

Da Paolo Limiti a Pino Strabioli il passo è stato facile. Gentiluomini che raccontano.

Pino Strabioli è un conduttore televisivo, attore e regista teatrale. Ha condotto molte rubriche sulla RAI che hanno raccontato dei costumi degli italiani, delle star del cinema, dell’umanità e le fragilità delle dive, sempre con eleganza. Direbbe Franca Valeri con “la disciplina civile che regola la vita borghese” (…)  dove la “confidenza prende altre forme”.

L’ho visto proprio con Franca Valeri a teatro. Un accompagnatore mai invadente. La spalla come eccellenza.
E una voce che riconoscerei tra mille.

Quanti meriti ha.

Negli anni 90 d’estate, in una casa grande e isolata, in un paese che aveva la sola speranza di un giro in vespa, su Rai tre davano un programma simile a quello che oggi è “tekete”. Filmati della TV degli anni 60.

Mi incantavo.

Pino Strabioli ha preso questo solletico che sentivo e mi ha accompagnato per saperne di più.

E io pensavo solo “Pino, io non sento questo solletico nello stomaco quando il povero Piero cerca di persuadermi del fascino della meccanica quantistica. Lo so, dovrei. Le scienze sono il mio percorso universitario infondo. E quando lui mi racconta delle catene di DNA, io penso solo a quanto sarebbe immensa la Ferri che canta Remedios su una scenografia fatta di acidi nucleici”.

insomma in questa lotta interiore tra Piero e Pino, nel mio cuore ha vinto lui. Pino. Pino  Strabioli.

L’avanspettacolo, le paillettes, le prime di struzzo, “vagano vagano gironzonnalo”, “Marcello come here”, hanno vinto sulla stagione dell’accoppiamento dei Cercopitechi.

Ho deluso Piero.

E cosi ho vissuto pomeriggi con Paolo Poli, Walter Chiari, Marcello Mastroianni, Gabriella Ferri e non posso continuare perché i fogli non sarebbero mai abbastanza.

Pino Strabioli mi ha spiegato che dietro grandi artisti ci sono tentativi falliti, fragilità e incomprensioni di chi trova alcuni modi, sopra le righe. E allora molti sono “i pazzi del paese” proprio come il sottotitolo di questa pagina “Persone belle- i pazzi del paese”.

Non sono un artista, ma solo una pazza del paese.

Ma lui mi ha dato il coraggio di essere.

Grazie Pino.

 

 

Colpo di scena, l’ultima trasmissione RAI che ha presentato:
http://www.raiplay.it/programmi/colpodiscena/

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