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«un soave, ben educato e diabolico genio del male» (Natalia Ginzburg)

Paolo Poli (Firenze 1929-Roma 2016) è stato un poliedrico e raffinato attore italiano principalmente di teatro. Recitava spesso en travesti già negli anni ’60 regalando all’Italia piccola e impreparata, lo spettacolo puro che prescinde dai limiti dell’essere uomo, donna, animale o cosa. Una Drag Queen nell’Italia del peccato originale.

un mefistofelico cherubino, un «fiorellino inclassificabile» (Tullio Kezich)
Elegante e coltissimo istrione che con garbo e cura faceva dell’intrattenimento una vera arte portando in scena personaggi, filastrocche, testi surreali. Amava lo sberleffo, l’ironia e i giochi linguistici.

 

Ha diretto come regista ed è stato principale attore di varie opere teatrali, fra cui una lettura comica e irriverente della storia di Santa Rita andata in scena nel 1967 e accusata di vilipendio alla religione. Oscar Luigi Scalfaro presentò un’interrogazione parlamentare sul caso.

Racconta che nel dopo guerra era tra i pochi, insieme a Pierpaolo Pasolini, ad aver pubblicamente dichiarato la sua omosessualità. Loro venivano additati, ma ai bagni della stazione al calar della notte e vestiti di abiti più appariscenti di quelli del giorno, ci andavano anche i suoi amici sposati, quelli che fingevano una vita casa e famiglia. Uno di questi era tanto spesso da quelle parti che lo chiamavano “latrin lover”.

Filastrocche (La Follia)

Paolo Poli e Umberto Eco (da “Babau”, 1970)

 

Ritratto di Natalia Ginzburg:
“Se dovessi descrivere Paolo Poli a qualcuno che non l’avesse mai visto, direi di lui che la sua figura è quella di un giovinetto esile: ignoro la sua età, ma ho l’idea che comunque resterà sempre come un esile giovinetto; che il suo linguaggio è un puro toscano; che i suoi spettacoli sono, in genere, parodie di romanzi o di commedie dell’Ottocento, o del primo Novecento, inframmezzate da canzoni; che quando canta alza nell’aria le sue lunghe braccia snodate e le mani fini e soavi, assomigliando a una bella ragazza, o a un cigno, o a un fiore dall’altissimo stelo; che suscita ilarità con la grazia, in un tempo in cui la comicità sembra poter nascere soltanto su note stridenti e odiose, da volti e gesti scomposti e ripugnanti. Lui è comico restando se stesso, conservando i suoi tratti lindi e gentili. Non c’è tuttavia nulla di lezioso o vezzoso nella sua grazia: non c’è in lui nessuna civetteria, e nessuna timidezza, nei confronti della realtà. La sua grazia sembra rispondere a un’armonia intima, sembra sprigionarsi da un’intima e lucidissima intelligenza. Fra i suoi molteplici volti nascosti, c’è essenzialmente quello d’un soave, ben educato e diabolico genio del male: è un lupo in pelli di agnello, e nelle sue farse sono parodiati insieme gli agnelli e i lupi, la crudeltà efferata e la casta e savia innocenza“.

Ed io conosco una contessa che amava Paolo Poli….Conosco una contessa

Elena.

 

Aldino, mi cali un filino?

 

Interviste
– intervista alle invasioni barbariche part 1:
https://www.youtube.com/watch?v=g1nVbwN1Mnc
– intervista alle invasioni barbariche part 2:
https://www.youtube.com/watch?v=eO-WYbEBvXg&t=790s
– http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/26/paolo-poli-lultima-intervista-al-fatto-benigni-sembra-una-maestrina-visconti-lo-chiamavano-il-mostro-della-via-salaria/2584468/+
– http://notizie.tiscali.it/socialnews/articoli/sabatini/16140/il-fascino-del-vizio-secondo-paolo-poli
– http://www.teatro.it/rubriche/news/se_ne_va_paolo_poli_l_istrione_fanciullo_46017

 

 

 

 

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