Copertina di Fabio Vanni per smarginature.it

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Questo mi disse.

Non ho tempo per invecchiare.

Non ho tempo per dedicarmi alla vecchiaia come percorso che segua tracce già esistenti.
Non ho tempo di percorrere una strada fatta di ostentata sobrietà che impone il fare bene, di curare il corpo con l’ossessione di essere per quello che si vede. La mattina vedo le rughe, i segni, il volto che cambia e che diventa un’altra cosa. Non lo riconosco e ho paura. Chi è questa persona? Non era cosi che dovevo essere.
Eppure poi mi affeziono all’imperfezione e mi innamoro di nuovo di me ogni volta.

E vedo quel che amo degli altri e mai, mai ho amato la perfezione. La ammiro come le montagne svizzere che scoppiano di verde, il mare glaciale della Danimarca, ma io sono i vicoli di una città di porto pieni di sporco e tracce.
E allora che tracce siano.
Che solchino pure la mia faccia che tanto mai sarò la lastra di ghiaccio trasparente che è un lago ungherese, ma sempre sarò il bancone sporco di una macelleria in penombra.

Non ho tempo per invecchiare perché devo entrare in tutti i mondi che mi fiatano accanto.
Non mi importa di essere l’ultima in ciascuno dei mondi; eh già perché ognuno nel suo zoo fa il leone e a volte penso vorrei vedere se nel mio giardino tiri fuori gli artigli o fai miao. Io mi porto appresso un pezzo del tuo zoo, ladra e grata.
E allora direttori di multinazionali, la commessa del Penny che mi chiama tesoro, ha l’ombretto viola lucido ma le pupille traboccano di entusiasmo, fruttivendoli imbroglioni, clown in cravatta, ballerine senza speranza di teatro, ma con la voglia di insegnare, mangiafuoco in tacchi a spillo e la ventiquattr’ore. Casalinghe, mamme che hanno perso gli specchi per guardare solo i figli e camminano come spettri trascinandosi in pantaloni informi e cappotti senza misura, spogliarelliste che non è porno ma è arte e i viados alle lezioni di pole dance e i fotografi di nudo che rubano l’anima e i cantanti all’esordio con la voglia di urlare. La onlus che aiuta chi non sa vivere ma solo respirare, dove un solo passo è una conquista e dove lo specchio è nella pelle di chi quel passo lo farà, perché si, lo farà.

Non ho il tempo per invecchiare perché non voglio farmi divorare dagli specchi.
Ci sono posti dove neanche esistono e se esistono sono la superficie di un ruscello che scorre, gli occhi sfuggenti di un figlio nato per non collegarsi col mondo, le mani sporche di ragazzi che stringono recinti che diventano muri e che li spingono indietro a casa loro per morire che se non vedo che muori è come se non fossi morto.

Non ho il tempo per la noia, nella bara voglio che non ci sia posto per le mie ossa per le tante cose che dovrò portare con me. Faranno fatica a chiuderla.

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