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Donna seduta con un ginocchio piegato
EGON SCHIELE, 1917

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Penso ai tuoi zigomi, ai capelli scompigliati.
Sembrano anticipare quello che hai nella testa.

Mi hai insegnato a spogliarmi,
un corpo che si presta ad un racconto.
Perché tu scrivi col colore.
Non dirmi che mi ami Egon,
che tanto lo vedo.
La tela straripa di noi.

Io mi chiamo Wally
e non so da dove vengono i miei occhi verdi.
Li ho visti la prima volta quando li hai dipinti tu.

Mi servi per vedere chi sono,
chi siamo io e te che ci incolliamo come resina sui tronchi.

Le tue mani sono vernice addosso,
coprono la mia pelle stupida.

Mi chiamo Wally e ho 17 anni.
Indosso calze rotte e un cappotto senza forma
che tanto la forma poi me la dai tu.

La tua pelle è la mia coperta, diventa della mia misura.
Vedo il mondo con la tua tela addosso.
Fai casino. Dici le cose sbagliate al momento sbagliato,
ma poi mi guardi nel modo giusto.

Il nostro amore odora di pochi spiccioli nelle tasche.

Mi chiamo Wally e ho i capelli rossi.
Lo so che mi stringerai la mano quando perderò.
E io sarò alle tue spalle quando avrai bisogno di respirare piano
perché è andato tutto troppo veloce.
Ti dirò “fai un passo indietro, sono qui”.

Mi chiamo Wally e sono sola.
Hai fatto mille passi indietro e mi hai sempre trovato.
E non sei qui ora a stringermi la mano.
Sono sola.

Non sono più Wally.
Cercherò chi sono.

Fa male a volte l’amore, vero Wally?

__________________________________________________

E’ il 1911  e Vienna è fatta di Strauss e delle tele di Klimt.
L’imperatore Francesco Giuseppe ,quello che sposò “la principessa Sissi” regna ormai solo.

Walburga a 17 anni conosce Egon Schiele, un ragazzo bello dall’aria stropicciata poco più grande di lei.
Diventa la nostra Wally, la creatura magica che guarda fuori dalla tela coi suoi occhi verdi e larghi.

Egon è un pittore. Cerca nel quartiere le sue modelle. Bambine semivestite o nude che hanno nello sguardo il timore di diventare adolescenti.

Egon e Wally vivono di arte e amore. Ma Wally lavora anche come commessa, cassiera e come mannequin in un negozio di abbigliamento. Perché si deve pur mangiare.

Nel 1912 Schiele è accusato da un ufficiale della marina in pensione, di aver sedotto sua figlia non ancora quattordicenne. Alla fine del processo viene accusato solo di pornografia per le sue opere considerate oscene.

In prigione ha forti crisi depressive e Wally quando può, va in visita, lo sostiene.
Un pomeriggio gli porta un’arancia. Egon dipinge la stanza senz’anima e quell’arancia.

« Ho dipinto il letto della mia cella. In mezzo al grigio sporco delle coperte un’arancia brillante che mi ha portato Wally è l’unica luce che risplenda in questo spazio. La piccola macchia colorata mi ha fatto un bene indicibile. » (Egon Schiele, Diario del carcere, 19 aprile 1912)

Schiele sconta la pena e torna a Vienna. Grazie al suo amico Klimt,  riesce in breve tempo a ottenere diverse commissioni e partecipa a molte mostre internazionali.

Nel 1915 Schiele si separa da Wally e decide di sposare Edith Harms, sua modella e figlia di un fabbro.

Wally Neuzil diventa ancora più forte. Studia per diventare infermiera e lavora in un ospedale di guerra a Vienna.
E’ la prima guerra mondiale.
Nel 1917 parte volontaria in Dalmazia, dove muore verso la fine di quell’anno di febbre scarlattina.
Aveva 23 anni.
Dopo la loro separazione, Schiele non l’ha mai più vista.

 

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