Copertina di Cesare Frascadore per smarginature.it

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Conosce le camere da letto col tetto di cielo. E’ un cane randagio.
Il suo fiato si mescola al vento, le mani alle foglie d’autunno. Il parco Nord è il nostro Motel senza ore.

L’uomo con le scarpe rotte si prepara la sigaretta con calma rituale. Prende la cartina, poi il tabacco e comincia a rollare guardando verso un punto lontano. Canticchiando “my baby don’t care for shows, my baby don’t care for clothes” e sorride storto, con una piega a destra. Io vorrei morire in quella piega.
Poi si alza dalla panchina su cui siamo seduti e improvvisa un balletto. Il suo cappotto sembra un mantello, si appoggia sull’aria quando gira. Poi mi prende la mano e divento la sua Ginger.
E il parco diventa il nostro jazz club senza tetto. Poi torna alla sua tromba e mi lascia andare nel mio vortice di action plan e business. Di taxi e voli.
Tutti odiano il Lunedi. Ma il Lunedì è il nostro giorno e io sono felice sulla bocca e nel petto. Alle 13 è lì che mi aspetta in piedi come prima di entrare al club. E odio le 14, che sono la mia mezzanotte di Cenerentola.
Ha l’abitudine di stringermi il lobo dell’orecchio destro. E’ la sua carezza, poi mi sussurra “Cosa devi dirmi?”. Significa che ha colto la malinconia e vuole che gli dica che Lunedì prossimo ci sarò ancora.

Scarpe rotte, consumate. Hanno visto città, fango, sorrisi, strette di mano e palinculo, hanno attraversato promesse e bugie, progetti e delusioni. Le sue scarpe di camoscio azzurro cielo.

“Cosa devi dirmi?” dice.
“Cosa devo dirti? Che non ci vediamo mai per più di due ore. C’è che la mattina prendo il caffè e ti immagino in un bar di Berlino con gli spiccioli nel cappello e l’inchiostro sulle dita, a scrivere note su 5 righe storte. Che se faccio la spesa scelgo il cibo per colore e tu sei a Parigi a rivendicare il tuo posto sul palco di asfalto e suole al Sacré-Cœur.

 

Devo dirti che l’autunno è meraviglioso e traditore perché ci spinge verso l’inverno buio, ma lo fa con una bellezza crudele.
Lo fa in modo sublime. Col fresco sulla schiena, le foglie color oro, il nostro materasso.
Lo fa col cielo malinconico e la luce al neon delle cinque che diventa calda col tramonto arancio e l’arancio fa promessa di rosso.
Lo fa con l’odore della casa, il caldo della luce in cucina sui vetri appannati. Lo sbuffo del ferro da stiro sulle lenzuola fresche. Il profumo di castagne. Lo fa col tuo corpo sul mio. Cosa devo dire? Non ho niente da dire. Ho paura. Come quando sei sull’orlo del precipizio. E ti chiamo e tu non rispondi. Perché stai suonando su una panchina. E le tue scarpe rotte ti porteranno via da me. Ma tornerai. Perchè…Your baby don’t care...

My baby don’t care for shows
My baby don’t care for clothes
My baby just cares for me
My baby don’t care for cars and races
My baby don’t care for high-tone places

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