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Io spero ti sia venuto un crampo alle dita. Che tu ora stia al pronto soccorso di un qualche paese del centro Italia dove sei finito per caso, perché bloccato nel traffico della tangenziale.

E allora quando il crampo ti ha fulminato hai dovuto guidare per mezz’ora cercando la prima uscita. E hai guidato coi gomiti perché le mani erano paralizzate.

Poi sei arrivato e non hanno capito la gravità della situazione. Strano, perché non sei riuscito a prendere la tessera sanitaria dal portafogli e hai dovuto chiedere aiuto ad un signore di Lodi che era lì, ad aspettare la figlia caduta dalle zeppe di sughero false Ferragamo.

Prima di te è passato il bambino col morbillo, la vecchia coi calli e i fidanzati coi piercing della lingua incastrati.

Quanta pena pensarti lì da solo e senza poter mangiare! Certo, perché per prendere anche solo un caffè alle macchinette, ci vogliono le dita per pigiare il tasto 1 e scegliere le palline di zucchero.

Ti hanno fatto entrare dopo 4 ore di attesa e ti hanno operato d’urgenza.

Hai sofferto prima dell’anestesia. Pensavi a me che urlavo il tuo nome come Violetta nella Traviata “Amami Alfreeeedo quant’io t’amo”.

Ti hanno fatto un clistere ed è stato lì che hai compreso che sei un uomo qualunque. Tolta la tua camicia bianca con le iniziali ricamate anche tu sei un contenitore da svuotare con un peretta di gomma.

L’anestesia è passata e ora, solo ora ti sei svegliato.

Ecco perché tu grandissimo pezzo di merda, non mi hai scritto oggi.

 

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