Copertina di Fabio Vanni per smarginature.it

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Sei fermo, senza neanche una zolla di vita e ti immagino seduto sul divano con foglio e penna a fare la lista: pistola no, non ce l’ho ed è costosa; coltello no, non riesco ad affondarlo nella carne; pillole, dove le prendo? Ok vado al Circeo e mi lancio nel vuoto. Si, è un attimo devo solo fare un passo.
E’ strano guardarti ora, mi sembra di vederti fare una smorfia, quel piccolo sorriso di traverso che concedevi a pochi.
Ti ho odiato per mesi, per i tuoi silenzi, per avermi lasciato credere che avevi un’altra, per non avermi cercata. E invece hai scelto la Circe perché era nostra complice.
Che egoista a pensare che i tuoi silenzi fossero per me, che non mi amassi. Mi amavi ma la vita ti dava fastidio, eri a disagio, vivevi come in attesa.
La mia esistenza è una pausa tra  impegni, viaggi, riunioni.

Tu senza lavoro avevi troppa vita in avanzo e non sapevi che farci. Erano lembi di stoffa in eccesso su un vestito di alta sartoria. Prezioso, ma inciampi. Ti sentivi in avanzo e messo in attesa nel frigo con la carta velina che poi il giorno dopo comunque c’è altro di meglio e diventi da immondizia.

La tua vita era un ciondolare nella sala d’attesa della morte.
La mia frenesia era un antidoto alla morte.

Vorrei mi sorridessi ancora come quando ti facevo il solletico e mi urlavi “accanna!”

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