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L’ho scoperta quando da ragazzina d’estate guardavo le teche Rai, l’ho amata da adulta quando ho letto Bugiarda no, reticente e poi a teatro al Franco Parenti con Pino Strabioli.
Ero incinta e ho deciso di andare da sola così eravamo tra donne, io, Matilde e una signora colta e carismatica.

Io lotto per l’ironia nella donna, che mi sembra una conquista importante.

Franca Valeri era (e rimane) una persona colta, indipendente e ironica in un periodo in cui la donna era disegnata per lo più in abito sartoriale e toupet, quando si parlava ancora di “buone maniere” e “signorina bene”.
Lei era si una donna elegante, ma la sua recitazione ha tolto il gesso al mito della donna anni ’50 e ’60. Lei dimostra che si può essere eleganti e raffinate, ma altrettanto divertenti e dissacranti.

Lo snobismo è imperituro. Purtroppo di veri snob ce ne sono sempre meno. Vivono nascosti e vanno ricercati tra gli intellettuali più puri. Una volta erano le persone moderne, ma oggi la mondanità è un ricettacolo di volgarità, una pagliacciata.

Franca Valeri è un’attrice, sceneggiatrice e regista italiana, nata nel 1920, milanese, di padre ebreo e di famiglia benestante.

Da piccola andava alla Scala e doveva aver avuto un’infanzia felice. “Allora alla scala si andava vestiti da sera. Quel rigore affettuoso l’ho ritrovato solo a Mosca negli anni 70”.
Tuttavia ha vissuto le sofferenze della seconda guerra mondiale subendo le leggi razziali del ’38 e sfuggendo alla deportazione poi, grazie a documenti falsi.

Si trasferisce a Roma ospite di una zia, lei risoluta vuole entrare nell’Accademia d’Arte Drammatica. Non ci riesce perché non supera l’esame d’ingresso e qui impariamo da lei una lezione importante su come reagire alle sconfitte. Decide infatti di non dire nulla ai suoi genitori e di rimanere a Roma, complice la zia che la ospitava. La complicità femminile!

Per me la tristezza non esiste. È solo una pausa per riprender fiato tra una battuta e l’altra. Serve a riordinare le idee, come un sorso di whisky per l’ alcolista o la rosa dal gambo lungo per una signora ancien régime.

Mi rassicura la sua confessione riguardo la sua spavalderia giovanile, perché lo sono stata anche io e spesso me ne sono vergognata.

E’ certo che l’esperienza non cambia i caratteri; riesce tuttavia a farteli portare senza spavalderia, che è l’ingenua difesa della giovinezza.
Negli anni 40 esordisce co la Compagnia del Teatro dei Gobbi, recita a Parigi dove sarà in tournée con Vittorio Caprioli che sposerà in seguito.
Dopo il divorzio avrà un altro compagno, il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi. Reagisce ai tradimenti con la sofferenza cela dalla grazia “se superi un tradimento non è perdono, è che hai superato l’idea che sia una cosa grave”.
Quando si ha da restituire una vita e non una scansione ordinata di fatti, le priorità di un’intera esistenza si possono anche riassumere in poche splendide righe, se si possiede l’etica disciplinare della sintesi: «A vent’anni era affondare il fascismo, a trenta avere in pugno il teatro, a quaranta tutto, a cinquanta occhiali e quasi tutto, e… eccomi».

Regina del teatro, presente in radio e in TV con personaggi come la signorina snob, la sora Cecioni, Cesira la manicure e, tanti film.
Lei dice che la risata è purgativa.


Vive con i suoi 8 cani e quest’anno è uscito il suo ultimo libro La vacanza dei superstiti (e la chiamano vecchiaia), Einaudi.

lei cosa pensa che succeda dopo la morte? non ho fatto ancora un progetto

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