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Ci sussurravamo segreti nelle chiese. Sedute sulla panchina nel silenzio delle candele, raccontavamo cose.

Il suo ragazzo faceva l’infermiere, “Amore stanotte sono di turno a lavoro” le aveva detto.
Marianna decise di fargli una sorpresa, avrebbe dormito da lui e preparato la colazione il mattino seguente.
Quella sera però lui non faceva l’infermiere, ma giocava al dottore con Chantal Brambilla, la figlia del padrone della ditta Brambilla Divani.
“Cara Chantal! Aveva preso in parola il padre che le aveva chiesto di dare una mano in ditta. Testava i divani direttamente a casa dei clienti!” mi disse amara.

Era una ragazza solare e positiva, convinta di avere fatto tutto perbene, sapeva il vestivo da sposa che avrebbe comprato e il colore della cucina che avrebbe avuto da sposata; una cucina piena di cosine della Thun.

Si trasferì a Milano e cominciò a lavorare in uno studio legale. Si era laureata in giurisprudenza a pieni voti e la nonna al mercato diceva a tutti che la nipote faceva l’avvocato a Milano, dove lei era andata solo per vedere il Duomo quarant’anni anni prima, perché la città fa troppo rumore.
Finalmente Marianna si sentiva libera dal pranzo della Domenica.

La Domenica, un giorno sempre uguale da quando era nata: rassettare, cucinare, tutti a tavola “non è buonissimo, dite la verità” –  “quando ci porti un ragazzo” – “non vai mai a messa” – “hai visto il figlio della Gilda che bel ragazzone”. Il pomeriggio era sul divano coi pantaloni sbottonati e in sottofondo le voci e gli applausi di Domenica in.

Certo qualche volta doveva andarci, Triuggio infondo era solo ad un’ora da Milano. Aveva pianificato che sarebbe andata una volta al mese, ed era perfetto così.

Sapevo di lei molte cose e insieme sopportavano la tendenza di tutti a chiedere “quando fai un figlio” e poi a non chiederlo più perché “poverine”.
Quel giorno davanti al viso di una Maria che aveva partorito da vergine, mi sussurrò “Due sono le ragioni per cui una donna non è mamma: non desidera esserlo o non può esserlo per occasioni mancate o per la sorte di un corpo contro. E la compassione è il sentimento degli stolti.”

E’ atea, eppure mi disse “C’è una preghiera a Maria che recita: Orsù dunque avvocata nostra! e allora lei saprà come spiegare a quelli con le certezze in tasca, che siamo anche noi esuli figli di Eva. Noi figlie di Eva senza Caino né Abele. Per fato o per scelta”.

 

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