Schermata 2017-06-09 alle 17.38.03

I più letti

nl-smarginature2

I più recenti

Seguimi su Facebook

Davide era così, esuberante.

Era mio cugino di secondo grado almeno credo si dica così. Ha vissuto come un pazzo e molti lo guardavano con diffidenza, quasi come a chiedere “vai più piano”.
Ma lui correva. Forse sapeva di avere poco tempo e voleva fare tutto.
Aveva la mia età ma io fin da ragazzina lo ricordo come il cugino grande, perchè faceva cose da grandi.

Viveva a Milano, io ad Acerra. Lo immaginavo in mezzo a palazzi alti, discoteche e femmine. Si è sposato ragazzino. Ha avuto figli all’età in cui io, provinciale e addormentata, ancora dovevo capire che cazzo avevano fatto Adamo ed Eva con quella mela.

Ci vedevamo praticamente mai.

Quando veniva ad Acerra passava sempre a casa mia per salutare mio papà e mia mamma. Era una gioia. Cominciava a strombazzare col clacson, ancora prima di arrivare al cancello.

Veniva da Milano in macchina per portare i giocattoli ai figli. Eh, si perchè lui ancora ragazzo aveva amato, promesso amore eterno, avuto bambini, e si era già separato. Davide non poteva stare fermo.

Passava da noi e abbracciava i miei genitori con un trasporto senza controllo. Pacche sulle spalle e bacioni stampati che, alto com’era sembrava schiacciare mia madre che non arriva al metro e 60.

Quando mi sono trasferita a Milano ero concentrata sul mio percorso. Strutturato. Preciso.
Un Sabato pomeriggio ero con una mia amica a guardavo MTV, ancora esisteva come canale dedicato ai video musicali (non c’erano ancora “mamma a 16 anni” e altre oscenità). Ricordo che passavano “applausi per Fibra-Fibra-Fibra”. Insomma mentre faccio la rapper da due lire, lui mi chiama.

Uno spintone che quasi cadevo. Davide era così, tanta roba, che solo con la voce sembrava ti spingesse a terra. “Ciaoooo cugina figaaaaa, sono Davide! Sai quale Davide?”. Ovvio che non lo sapevo. Non ci eravamo mai sentiti e lo avrò visto 4 volte in croce tutta la vita.

Si era trasferito in Emilia e aveva aperto un locale. Voleva a tutti i costi che io andassi lì.

Non ci sono mai andata.

L’ho sempre ascoltato. Mi faceva bene. La sua voce non era una carezza. Era come quelle raffiche di vento che buttano giù gli olmi dei viali a Milano.

Forte, potente. Mi puliva della settimana meccanica che trascorrevo seduta alla scrivania.

Non sono mai andata.

L’ultima volta che l’ho sentito è stato forse 4 anni fa. Non ricordo bene. Si era innamorato. Era felice.

Non so perchè mi chiamasse. Non so perchè a me dicesse certe cose. Parlava dei sentimenti con la stessa naturalezza con cui noi gente normale, che soffiamo normale, parliamo del tempo.

Lui soffiava forte.

Ieri mi hanno scritto un messaggio. Mi hanno scritto che Davide è morto.
E’ morto un mese fa.

Come faremo senza quel vento.

__________

Chiedo scusa a chiunque si senta coinvolto in questo post. Chiedo scusa per aver scritto di getto. Credo sia stato lui a darmi una delle sue spinte. Lui era così, una raffica di vento.

I più letti

nl-smarginature2

I più recenti

Seguimi su Facebook

Related Post

Commenti