Copertina di Fabio Vanni per smarginature.it

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Conosco una contessa. Alle cinque prende il tè.

Va a teatro in settimana “Al Sabato ci vanno i pensionati, io non ci vò mica sai”.

Alle unghie ha lo smalto chiaro, che rosso lo mette la sua sguattera “Tanto cara, una brava figliola, fa le cose a modino per carità, ma porella, non ha gusto. Glielo dico, gioia il mogano è un colore che va bene per la credenza non per i capelli! Ma le piace cosi, sicché la lascio fare. Che esprima il suo estro”.

La contessa ha una collana di perle che la mamma le ha regalato all’inizio della guerra pensando di morire. Poi alla guerra morta non è, “ma le perle me le sono tenute, con le bombe sono diventata un po’ sorda mica tonta” dice sempre.

Da giovane è stata l’amante del maresciallo del terzo piano “un rincoglionito bell’e fatto! E pensare che ho passato con lui notti appassionate. Quanto era bello, tanto un bel giovine. Un gallo nel pollaio, ritto e fiero, ma adesso figliola mia, del gallo gli son rimasti solo quegli orrendi bargigli! La vecchiaia è una schifezza, vedessi che orrida pappagorgia che gli penzola, m’incanta come un pendolo”.

Vado da lei al pomeriggio a leggerle i classici. Ha quasi novant’anni e vede poco. “Leggimi di nuovo La signora delle camelie figliola. Quanto mi garba, lei si che sapeva fare la zoccola. Una vera signora, con le idee chiare e le cosciaperte” . Poi mentre leggo mi rimprovera per i capelli lunghi e scompigliati, le faccio “contessa ma io sono così, un po’ séduisant stropicciata” ma lei mi agita l’indice davanti agli occhi “no bellina, sei solo sciatta. Una vera signora dopo i trenta, i capelli li raccoglie. Alla sera, davanti alla toletta li puoi sciogliere. Non li devi mica agitare di qui e di lì, non sono scaccia mosche. Adagio. La parola d’ordine di una signora è adagio”.

“eh Contessa, si fa presto a dire adagio, senza la frenesia il mondo ti schiaccia” le rispondo, ma lei elegante come una statua di Canova, schiena dritta e gambe accavallate, mi dice che la vita è come fare all’amore, se vai di fretta non trovi i punti giusti.

La contessa da giovane era innamorata di Paolo Poli. Più che innamorata voleva essere lui,  “un giglio, un cigno, un corpo esile con le braccia che prendono tutta l’aria intorno. Recitava spesso vestito da donna e non sai la bellezza di femmina che era! Vestiva le sue parole oscene, di lingua pulita e colta. Quando lo incontravo mi diceva Eccola l’acida contessa nobildonna. Ma che muso! E sorridi no? Cosa c’è, oggi la serva non ha lucidato gli argenti?”. Che bischero, mi prendeva in giro e io mi innamoravo. Eccola Beatrice Diletta Esmeralda contessa dei tesori di sta cialda! Pe-pe-re-pe squillo di trombe signori fate largo!

Quando mi racconta dei suoi amori accende una sigaretta “Era omosessuale, ma sai in quel periodo nell’ambiente eravamo tutti bisessuali, ma si, ci s’annoiava e poi, che c’è di male, c’era da amare, che stai lì a sindacare se c’è il pirulicchio o no! E allora gli chiesi se voleva darmi un figlio. Lui mi disse Tu sei scema. Toccherei una donna solo per assicurarmi della tenuta del toupet e darle un tocco di cipria prima che esca di casa. A volte voi donne siete cosi sciatte!

 

Divaga e fuma la contessa “Sai che Paolo è stato uno dei primi a dì a tutti d’esser frocio! Oh non sai che bufera! Ma la mamma gli disse Paolo fai come ti senti. Il bambino è perfetto. Sbagliata è la società ( * ) “ Sui mozziconi restano tracce di rossetto. “Ma quanto ha fumato?” lei dico con aria finto autoritaria.
“Uh accident’ a te, conta i mozziconi! Solo io porto il Rouge Dior!”. In effetti la colf fuma, ma non porta rossetti, figurarsi il Dior che per citare la contessa “No ma va, lei preferisce spendere la paga in abitini di lycra glitterata. Raccapriccianti, ma fanno tanto Grecia Colmenares, lei è contenta e allora son contenta anch’io, via.”

Le chiedo “E con Poli allora non ci fu nulla?” la ascolterei per ore.

“Cosa vuoi farci, è terribile quando ami un uomo e scopri che gli piace il topolino più della topa! Del resto Paolo cantava

Vieni pesciolino mio diletto vieni che faremo un discorsetto vieni..che faremo un amoretto vieni oh vieni al mio cuooor.

Capisci cara, voleva il pesciolino. L’ho visto qualche mese prima che morisse. Eh cara Beatrice Diletta Esmeralda contessa dei tesori di sta cialda! hai visto che orrore questi anni. Siamo passati dall’arte amatoria alla scienza sessualis! E i giovanotti e le donzelle o cucinano o si fanno le foto. Che belli i tempi dei pesciolini a mazzi! “

Conosco una contessa che ha amato Paolo Poli.

 

 

* ) Sono le reali parole che la mamma di Paolo Poli pronunciò

 

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