Copertina di Adelaide Desirèe Fontana

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Ho capito che il nostro era un amore sospeso, quando abbiamo camminato la prima volta insieme. Guardavamo gli uomini che passavano allo stesso modo, come criceti dorati pronti all’accoppiamento e svaporando i capelli come Milva prima di emettere la prima nota di Alexanderplatz. Eravamo a Boccadasse, era primavera e tu odi la primavera, ora lo so.

Avevi una camicia di lino bianco e io cercavo di non fissarne i lembi per non scorgere pezzi di pelle, ma il tuo petto si muoveva in quel piccolo paradiso, un triangolo tra i bottoni e le asole e ne ho sinceramente goduto come quando sei di fronte al David di Michelangelo.
Poi ho avuto cura dei tuoi occhi tristi e castani. Rivelavano più degli intrecci di lino.

“Eccomi, sono Las Vegas” ti ho detto, cercando di raccontarmi senza nascondere le luci e il chiasso.
“Ed io sono un uomo senza cuore nel peggiore dei casi ed un uomo incapace nel migliore. Sono bello, bello come un dio” citando Nina Zilli nell’ultima parte.

E poi le parole si sono rincorse per coprire i silenzi di vuoto che in verità erano troppo pieni e creavano disagio. Cosa ti piace mangiare-Parli mentre fai l’amore-che costume avresti messo oggi.

E tu: “quanto di vero c’è nelle tue trasgressioni?”
“Tutto quello che ci vedi è vero. Ho il cuore che batte così forte che è praticamente fermo, ma sappi che puoi sempre contare su di un germoglio di soia che da te non vuole niente.” risposi sapendo di volere qualcosa da te. Volevo che fossi dietro al foglio bianco che scrivevo ogni sera. “ho un cuore pratico. Ama, palpita, smania e poi lascia, ma trattiene sempre un brandello. Mi serve, ci trovo conforto e conferme.”

“Sei anche squisitamente teatrale” dicesti con la tua voce tremolante e divertita.
“Mimo Monica Vitti, canto Ornella Vanoni e poi Mina, Dalidà, ma non per nascondermi. Per esplodere e spogliarmi nel Vesuvio di emozioni che da adolescente ho compresso sotto chili di avemaria. Ho conosciuto molti uomini e ogni volta ho amato come l’unica alternativa possibile alla morte. Ho viaggiato di nascosto, ho incontrato di notte negli anfratti del mondo. E’ tutto vero. La mia vita non è mai stata molle. E tu, sei vero, egocentrico sole, tu con le tue regole che rispetti con precisione. Ti invidio la capacità di lasciar andare, di chiudere con gli amori che non hanno più succo da spremere. Io sono incapace, gli amori passati non li conservo in un baule chiuso a doppia mandata. Li tengo nella borsetta del necessaire”.

“Puoi fidarti di me. Le tue confidenze rimarranno un segreto” mi dicesti quel giorno.
“Se racconto i miei segreti vuol dire che sono pronta a liberarli. Come quando lasci andare un palloncino o abbandoni una lettera di carta nel mare. Andrà e farà il suo percorso su cui non ho più il controllo. Non ti darò mai il peso di custodire i miei segreti laddove io per prima me ne sono liberata. Che facciano pure la strada che devono. Sai una volta l’ho fatto? Liberare una lettera nel mare. Era l’addio finale ad un uomo che mi amava e avevo bisogno di un gesto plateale. Mi piace cucire una sceneggiatura intorno alle ferite, mi aiuta a darne un senso. Il foglio è rimasto bagnato ma integro. Strano vedere le parole sotto l’acqua trasparente. Le parole non vanno a fondo, galleggiano.”

“E’ difficile vivere senza di lui. Doveva dirmelo e forse non avrei capito comunque, perché una moglie io non ce l’ho” la tua voce era triste.

“Sarò con te a dirti che passerà, anche se non è vero. E in cambio camminerai per me nudo con le ali di piume sintetiche che abbiamo comprato da Chantal la drag queen. E sarai il mio Walter Chiari e balleremo un lento insieme in una stanza con tante sedie vuote tutte intorno alle pareti….cento giornii….centro oreeee…..o forse…cento minuti mi daraiiiii….Vuoi?”

“Lo voglio, amica mia. Mia sposa”

 

 

 

copertina di Adelaide Desirèe Fontana 

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