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Eravamo in quel Motel triste ma piuttosto pulito.

Aveva la dignità di un cesso. Poco presentabile, ma funzionale.

Alle pareti umide, giallo ocra, c’erano dei quadri di finissima imitazione quattrocentesca. Vere e proprie merde su tela raffiguranti donnine con delle brocche di coccio tra le mani e lunghi vestiti marroni.

Clyde era uscito, aveva detto “a fare delle commissioni” ma io sapevo dov’era. Aveva L’abitudine di consumare sigari davanti ai culi nudi del ‘Lily la tigresse’. Si facevano chiamare ballerine ma erano zoccole di professione.
Ben fatte devo dire, soprattutto le sue preferite, Haidi-blu e Luna.

Mi passava a trovare Mario ogni tanto. Dopo le 6 si chiamava Maria. ‘Ho il nome di una vergine porta rispetto zoccoletta’ mi diceva appena entrava con la sua regale invadenza. Un metro e 90 di abito da sera in Jersey color avorio e piume di struzzo fucsia.

Amava le mie parrucche Maria, ma metteva sempre la stessa, castana ed elegante.
Lo faceva per compiacere Luchino che ogni volta le diceva ‘dovrei scritturare te per il mio prossimo film’ solo che poi per la parte di Sandra aveva preso Claudia Cardinale. Serviva una femmina. E allora Maria a volte si faceva chiamare Sandra, come Claudina in ‘Vaghe stelle dell’orsa’.

Nell’attesa che Ferzan ci chiamasse per un film – sembra stesse girando a Napoli – ci piaceva giocare alle contesse in quella stanza che profumava di muffa e del nostro ‘Light blu’. Dozzinale certo, ma i soldi erano sempre spicci e i profumi di Dolce e Gabbana erano quelli contraffatti meglio. Si andava a prenderli da Cabiria, nella casa infondo alla strada.

Teneva la merce nel baule dell’auto e faceva affari perché era bella. Molti andavano solo per vederla, sembrava Monica Vitti.
Ma anche lei, come Maria, aveva il volto di Eva e la voce di Adamo. E Il serpente tra le cosce che usava con convenienza.

Dunque io e Maria nella stanza beige di fumo si chiacchierava e beveva. Mettevamo gli smalti e ascoltavamo musica. Lei amava ascoltare l’opera. Io amavo le canzoni anni 60 italiane.

Figurarsi quando arrivava Luchino! Ci sguazzava come un frocio alla stazione centrale! Cabiria diceva ‘ a luchi’ ci hai fatto n’artro film con le musiche delle troiette del motel’. Eh già perché le colonne sonore le rubava dalle nostre serate oscene.

Alle 23 spaccate dei nostri giovedì, arrivava la regina, Milva, sempre accompagnata da Erik. Noi la chiamavamo regina e basta. 78 anni e bella. Aveva l’eleganza che a noi non è mai appartenuta perché siamo puttanelle contadine. Noi d’estate mangiamo la fresella col pomodoro e i fichi col pane. Lei beve champagne ad Alexanderplatz anche quando è nella mia stanza di merda sulla provinciale.
Ci univa tutti la malinconia.
Quando quella sera ci arrivò la notizia che Dalida si era uccisa, non dicemmo nulla.
Fumammo la mariuana di Erik e ci versammo da bere. Luchino si alzò e fece partire “se stasera sono qui”.

E Clyde? Non me ne fregava più un cazzo di Clyde.
La mia vita erano loro. Lui non mi aveva mai davvero amata.
E io volevo essere Dalida’ per Tenco.

Se stasera sono qui….è perché ti voglio bene, è perché tu hai bisogno di me, anche se non lo sai…

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