ph Cesare Frascadore

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Quel Ginkgo Biloba ci faceva ombra.

Era l’unico che ci ricordava che gli anni passavano.
E lo diceva a noi, che sapevamo che il tempo apparteneva solo ai vecchi. Non era nostro.
Noi avevamo l’aula autogestita e gli esami ogni semestre, che però potevi fare anche il semestre successivo e quindi perché non farsi una partita a tresette. Solo oggi.
E stasera a casa di Lizzy che domani all’orale non mi presento, ma il prossimo lo faccio, giuro. Una cannetta e una birra da Gino, poi domani fotocopio gli appunti di quella secchia di Giovanna.

E ogni autunno un tappeto giallo che accecava.

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Passavano gli autunni anche per noi. E una giornata a fare niente diventavano cento. Ma non era fare niente.

Filippo guardava il culo di Patrizia ogni volta che lei andava su e giù per l’aula.
Patrizia aveva una storia col dottorando brutto del dipartimento di Biologia molecolare. Un cesso col botto che però era il mago dell’elettroforesi su gel di agarosio.
Giovanni era etero. Credeva di essersi pulito da quel pomeriggio. Quella volta che a 8 anni vide il corpo nudo di Gennaro alla finestra di fronte e si emozionò.
Giada voleva solo che il suo corpo diventasse magro fino a scomparire per darle meno fastidio possibile. Se lo portavo appresso come un accessorio superfluo e questo la faceva sembrare disinvolta. “Giada cos’hai?” le dicevo la sera. Dopo le 9 preparavamo insieme la cena. Lei non mangiava un cazzo.
“Non ci capisco niente. Finisce sempre che mi portano a Posillipo, mi prendono la mano e me la portano sul pacco. Ma mi spieghi perché?”. Perché sei bella amica mia, pensavo. Ma non glielo dicevo. Non l’ho mai detto perché avevo un’ invidia che non riconoscevo. O semplicemente non ammettevo, mi faceva paura.

Il Ginkgo Biloba faceva una pioggia di foglie e noi ci correvamo sotto.

Lizzy ora è direttore del laboratorio di analisi del padre ad Avellino. Ha due figli e una 500 fiat celestina per darsi un tono retrò-chic. Ma in giro ad Avellino la sfottono “te fatt stu pigiam, nenna!” Lei se ne fotte. Era forte quando eravamo a Mezzocannone. Ed è forte ora.

Giovanni è finalmente libero. Ha fatto pace con la Madonna e Gesù Cristo che di notte gli dicevano che non stava bene amare un maschio. Forse si sposa con Albert. Sono insieme da 3 anni e hanno i soliti problemi dell’amore a distanza. Mancanze e corna, ma si amano tanto, a parte divergenze sulla preparazione dell’ impepata di cozze. “Ma che mette a fare bocca che è tedesco! Io metto bocca sui suoi wurstel di cartone?”

Filippo guarda ancora i culi, ma vive in Irlanda e dice che lì sono molli. “A Napoli, i culi sono come tortani. Belli, lievitati con cura”.

Patrizia fa la mamma e ormai sculetta solo all’Esselunga. Fa la moglie sposata vergine. Dimentica che sappiamo tutti dei suoi amplessi tra gli acidi nucleici.
Giada pesa 40 chili. Si è sposata con un ingegnere edile, l’unico che a Posillipo l’ha portata per farle sentire il rumore del cielo.
Non lo ama. Ha un amante che incontra ogni martedì e giovedì. Si vedono in pausa pranzo. E’ il responsabile marketing della sua azienda. Sopravvive.

E’ Ottobre e il Ginkgo Biloba si starà preparando a sciogliere le foglie.
Chissà.

 

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